

Porgo le mie dita
sul tuo corpo dormiente
senza voler svegliarti,
senza credere al tuo sonno.
So che stai sognando
d'esser lontana miglia
da questa stanza oscurata
e nascosta da mura altissime.
Ho sentito il lieve richiamo
del tuo coricarti dolcemente
e non ho aspettato altro tempo
se non che chiudessi gl'occhi.
Ed eccomi qui
a porgerti una mano
ad invitarti nel mio mondo
fatto d'animi silenziosi.
Saranno privi di giudizi
aspetteranno solo te,
senza conoscere il passato
dei tuoi aspri ricordi.
Crescerai come nuova
priva di rimpianti e lacrime
senza accorgerti d'improvviso
d'esserti mai addormentata.
(foto: Annie, http://www.myspace.com/anniealwaysdies)

Non ricordo molto.
Davvero.
Ma il tuo profumo sì,
guidavi in silenzio
facendoti superare
senza alcun commento
o guardando velocemente
il pazzo che osava intristirsi
nell'osservarti sorridere.
E poi quelle luci nel tunnel
mi davano il sapore del Presente,
loro, e tu che guidavi.
Non ricordo il percorso,
ma ricordo il viaggio,
forse era ieri.
Ricordo te,
ricordo il profumo,
ricordo le luci.
E ricordo il mio silenzio
che assaporava il momento
dell'attesa costante
senz'ansia.
Nel piacere.
Tu e la mia Presenza.
(foto: artemisia, http://www.myspace.com/artemisia1983)

(foto: artemisia, http://www.myspace.com/artemisia1983)



M'accostavo alle balaustre tinte di luci fluo
per poter vedere altri petali che non fossero miei
e sotto l'ombra di nuvole scolpite dal vento
facevo tintinnare i piatti del mio succoso pasto
assaporando come un vino invecchiato di anni
quel gusto d'estrema libertà e di coraggiosa veduta
calpestando coi miei sogni fragranti d'attesa
l'orizzonte nascosto d'altrettante ombre e nuvole.
M'accorgevo solo sbattendo gl'occhi
di vedute nascoste dietro a luci artificiali
e non conoscendo il nome d'ogni forma
non potevo che ascoltare i loro lamenti silenziosi
mentre il vento suonava una melodia trasparente
fischiando senza continuità trai brillanti orecchini
che tenevo nascosti dietro un ciuffo di capelli
profumante d'Artificial Chemistry.

Cercavo di contare i miei neri capelli
persi sul legno di questa scrivania riempita di fogli,
mentre la nebbia m'oscurava l'occhio sinistro
e lo sfondo fatto di libri ordinati negl'anni
ondeggiava lentamente
e si riempiva di lacrime rosse.
Ascoltavo la sua voce
intrecciarsi tra le corde d'una chitarra.
Correva tra di esse a fiato sospeso
trattenendo a se ogni tossico respiro
odorante di scialbe malelingue
e d'ipocriti sorrisi spenti alle spalle.
Avrei voluto disegnare nell'aria
con il suono di quelle voci acute,
anelli di fumo che sparivano lenti
al soffitto bianco di una stanza chiusa
mentre le note vibravano silenziose
nell'unico scopo d'esplodere nell'arte.
E nel blues del suo nome antiquato
assaporava la poesia del mio ascoltarlo
ed in un occhiolino mi ringraziava
forse accecato dal faro del passato
ch'evaporava coi suoi dolci pensieri,
lasciando solo la scia d'un ricordo.
Ed in me è rimasta soltanto quell'ombra
d'un epica melodia fatta di nomi
che ad ogni cantarla silenziosa e diversa
sa rendermi trasparente all'occhio inumano
che privo d'ogni sentimento rosato
s'aspetta un movimento nell'aria impura.
(A cesare)



